17 Agosto 2017
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storia
LA STORIA DEL CALCIO A SAN GIORGIO DAL 1926 AL 1957
a cura di Giacomo Di Sarno


E’ il 1926 quando vide la luce l’Associazione Calcio Sangiorgese. In quegli anni la squadra della cittadina vesuviana disputava le gare casalinghe sul campo sportivo “Francesco Baracca” di via Sandriana di dimensioni limitate ma molto frequentato dai sostenitori della città. Quando scendevano in campo i loro beniamini, i tifosi li accoglievano cantando l’inno della Sangiorgese:
Quanno ‘sto squadrone
scenne in campo pe’ ghiuca’
statte sicuro, ca’ pa’ vittoria
tu nunn’aje tremma’
pecche’ ll’annanze
nce stanno
Troisi, Savarese e Paudice
c‘a sparano meglio
‘e ‘na mitragliatrice;
e quanno scennono
in campo pe’ ghiuca’,
puo’ sta’ sicuro,
ca ‘o gol e’ fatto già !!

Tutt’e guaglione
alluccano ‘e sbatteno
forte ‘mmane, e ‘o ssaie pecche’ ?
pecche’ chisti song’ ‘e
campiune ‘e dimane !!
So’ tutti atleti, so tutti forti,
‘e cumbattarranno
‘nfino ‘a morte!!
E ‘a Ugariello
nunn’ ‘o sbuc’ e ‘o ssaie pecche’ ?
tene dint’ ‘e mmane
‘o tuosseco pe’ tte’!!

Presentato il “certificato di nascita” del calcio a San Giorgio, incominciamo la carrellata che, partendo dall’immediato dopo guerra, anno dopo anno, arriveremo ai nostri giorni. Incominciamo a sviscerare i ricordi impressi nella nostra memoria per conoscenza diretta o indiretta. Il primo pensiero è rivolto ad Alfredo Troisi, padre del grandissimo Massimo (19-02-1953 / 4-06-1994) del quale il 4 giugno di ogni anno si commemora l’anniversario della sua dolorosa e prematura scomparsa. Incominciamo da Alfredo Troisi riprendendo una sua intervista rilasciata il 23 maggio del 1999 per un servizio speciale sul “Corriere del Pallone” in occasione della conquista della “Promozione” della Polisportiva San Giorgio del presidente Armando Beato con allenatore il fratello Edgardo, attuale ingegnere all’Ufficio Tecnico del Comune di San Giorgio. In quella intervista, il papà di Massimo, alla veneranda età di 88 anni, ricordava con lucidità cristallina alcuni tra i suoi compagni di squadra: il cognato Raffaele Paudice, diventato in seguito arbitro benemerito, amico e collega del più grande arbitro italiano di tutti i tempi (non ce ne vogliano i vari Collina, Rizzoli…), il siracusano Concetto Lo Bello. Al nome del caro “don Raféle”, è intitolato l’attuale campo sportivo di via Sandriana di fronte al “Baracca”. ; Savarese, Cambarciola, il portiere Ugariello. Il caro don Alfredo, ricordava gli aneddoti che più gli sovvenivano alla mente. Il papà del grande attore sangiorgese, giocava ad ala destra ed aveva un fisico minuto ma una rapidità spaventosa, incarnava le caratteristiche che, 25 anni dopo, erano del “folletto” Ciro Borrelli detto “ ‘o palummiello” o “ la locomotiva” per le sue improvvise volate sulla fascia sinistra. “Si giocava – inizia a ricordare Alfredo Troisi - senza allenamento; il tempo per farlo non c’era, ma soprattutto mancavano i palloni, le scarpette, le strutture. Non dimenticherò mai – continua il padre di Massimo – il dolore avvertito durante le partite per i chiodi delle scarpette che penetravano sotto i talloni. Una volta giocammo a Bagnoli contro la Bagnolese, partita che perdemmo per 3 a 2. I nostri dirigenti, al termine della partita, se la filarono e dovetti tornare a piedi a San Giorgio”. Alfredo Troisi, giocò nel San Giorgio nel 1926, anno di nascita della squadra sangiorgese, fino al 1930. Successivamente giocò nel Vomero, calcando il rettangolo di gioco dell’attuale Collana, con l’allora allenatore Sacchi avendo per massaggiatore Michelangelo Beato passato poi a massaggiare i muscoli più preziosi dei calciatori del Napoli in serie A con l’appellativo, che gli stessi giocatori affettuosamente gli affibbiarono, di “Nanninella”. Giocò anche nel Dopolavoro Ferroviario di Napoli, a Teramo e a Bracciano. Dopo il doveroso ricordo al genitore del più illustre cittadino di San Giorgio, iniziamo con i nostri ricordi diretti partendo dagli anno ’50.
Nella città di San Giorgio che contava allora appena 24 mila abitanti, esisteva solo il campo sportivo “Francesco Baracca” di via Sandriana di dimensioni ridotte, per cui, non omologato per gare ufficiali. In quei tempi, in paese, era molto seguito il ciclismo con i vari Angelo Damiano (Olimpionico in tandem), Pellegrino De Cicco, Ninuccio (attualmente Di Cicco), Pirone, Antonio Donnarumma. Intorno agli anni 50, il calcio agonistico era praticato in paese solo da due squadre giovanili: la Fiamma San Giorgio e la Libertas San Giorgio. Nel 55, per volontà dei dipendenti e dirigenti del CONE, la fabbrica di via Botteghelle il calcio locale riprese a rappresentare San Giorgio sui campi della Campania. La nascente formazione che avrebbe portato il nome di San Giorgio sui campi dilettantistici della Regione e fortemente voluta dai dipendenti dell’allora florido stabilimento CONE (Compagnia Napoletana Elettrodomestici) che produceva frigoriferi e scaldabagni messi sul mercato con il marchio di una nota ditta nazionale, in breve tempo si affermò sui campi campani. La Fiamma San Giorgio, allenata dal non dimenticato Mario Fotticchia, Vigile Urbano e zio del carissimo amico Romeo, aveva tra i pali Nino Di Sarno, il baluardo difensivo, infallibile di testa, Pasquale Borrelli (Pascalotto), Raffaele Zito (Rafél), Micera, De Caprio, Tucci. A difesa della rete della Libertas, il compianto e nostro grande amico Tonino Formicola (padre dell’architetto Gianni), e tra gli altri componenti della squadra, Esposito e i fratelli Granata. La prima squadra del paese faceva precedere alla denominazione San Giorgio la sigla CONE e aveva alla presidenza onoraria l’ingegnere Carlo Soleri, proprietario dello stabilimento di via Botteghelle, e alla presidenza effettiva il direttore della fabbrica, il dott. Giorgio Salvati. Nel Consiglio Direttivo i non dimenticati Mario Fratellanza, Migliaccio, De Rosa e tanti altri; magazziniere era il caro Franco Fascia (tuttora vivo e vegeto). La squadra partecipava al campionato di Promozione, corrispondente all’attuale serie D mancando allora la C2 e la categoria di Eccellenza. Componevano la formazione, il portiere Di Sarno (attuale dirigente del San Giorgio) acquistato dalla Fiamma per una serie di magliette e passato successivamente a difendere la porta della Primavera del Napoli con l’allenatore Giovanni Lambiase, scopritore di Juliano, Montefusco, tanto per citare i più importanti. Di Sarno dagli anni 1961 al 1965 ricoprì anche il ruolo di presidente dei granata sangiorgesi. Nella formazione del CONE, c’era il defunto amico fraterno Giovanni Borrelli (unici due studenti della formazione), il Platini degli anni ’55-’56, giocatore di immensa classe e vera fonte di gioco che spesso gonfiava la rete dei portieri avversari con delle giocate fantastiche. Dopo l’esperienza sangiorgese, il gioiello di piazza Tarallo, attuale piazza Troisi, (1° piano sopra la tabaccheria del palazzo Bruno che ora non c’è più), a soli 19 anni, approdò al Cral Cirio in serie C che giocava allo stadio Signorini di Barra (attuale Caduti di Brema), per passare poi alla Maddalonese nella stessa categoria. Il CONE San Giorgio, allenato da mister Pelli (capo del personale dello stabilimento di via Botteghelle che ingaggiava i migliori giocatori di serie superiore in cambio, non solo, di rimborsi spesa ma, innanzitutto, del posto di lavoro), era completata da elementi di grande esperienza per i quali l’ingaggio nella squadra sangiorgese costituiva il presupposto per il “posto fisso” (allora prezioso e introvabile più di adesso) nello stabilimento di Soleri. Completavano l’organico del CONE: Ciro Borrelli (‘o palummiello) funambolica e imprendibile ala sinistra proveniente dai “Magazzini Generali”; Alfredo D’Andrea detto “o marrucchino ‘e ncopp e quartieri” (i Quartieri Spagnoli), autentico parafulmine che assicurava al centro della difesa impenetrabilità e carisma; l’elegante Franco Imparato, la roccia Oreste Cusati, il Sivorino (funambolo e della statura del futuro Omar Sivori) Salvatore Vitolo (anche lui “e ncopp e Quartieri”), il classico terzino Dario Paparone, Ciro Nocerino, Rodolfo Lippolis, Catalano e in fine, Gioacchino Coppola, centravanti dal gioco elegante ma non sempre continuo, che molti anni dopo ricoprirà il ruolo di allenatore e poi di presidente della squadra di San Giorgio e, successivamente del Savoia e di altre società. Le partite interne, per la mancanza di un campo regolamentare a San Giorgio, venivano disputate il primo anno sul “Cocozza” di Portici e successivamente sulle “Cotoniere” al rione Poggioreale alle pendici del Cimitero del Pianto. La squadra molto seguita da un folto numero di tifosi sia negli allenamenti sul vecchio “Baracca” che nelle trasferte sui campi presi in fitto. I dipendenti dello stabilimento contribuivano con una trattenuta sulla busta paga, per la bella cifra di quei tempi, di 500 lire che si aggiungeva al contributo mensile della proprietà per la gestione della squadra. Il CONE San Giorgio, che allora vestiva la casacca azzurra era, tra le squadre di pari categoria, una delle migliori dal punto di vista tecnico e, certamente, la prima in fatto di abbigliamento ed organizzazione. Infatti, gli indumenti di gioco, maglie e tute, erano in pura lana cosa allora molto rara in quanto solo società professionistiche vestivano con quegli abbigliamenti. La squadra nelle trasferte si muoveva in pullman, a quei tempi considerato un mezzo di lusso, e affrontava le partite fuori casa con la serietà e l’organizzazione che solo squadra di categorie superiori potevano permettersi. Quando si giocava a Capri o ad Ischia, si partiva il venerdì pomeriggio, si alloggiava in albergo e il sabato mattina si effettuava la rifinitura sul campo della squadra di casa prima di affrontare, il giorno successivo, il match di campionato. Il terzo anno il CONE San Giorgio vinse il campionato ma, per la mancanza di un proprio campo regolamentare, fu costretto a sciogliersi. Contemporaneamente al CONE e anche dopo la sua scomparsa, nella cittadina vesuviana continuarono la loro attività solo le due squadre che partecipavano ai campionati under 18 che allora si chiamavano di Lega Giovanile: la Fiamma e la Libertas. In questa categoria, il caro ed indimenticabile, ma purtroppo dimenticato da molti, Gaetano Orlando, per tanti giovani e adulti, “zi’ Gaetano”, con immensa passione e sacrifici giornalieri, portava avanti la sua “Valentino Mazzola” con sede, prima in Villa Vannucchi (entrando nel cortile a destra, sede allora anche del PSI, diventato in seguito anche set cinematografico di “Ricomincio da tre” grazie al nostro illustre concittadino) e poi in via Luzzi, attuale via Bruno Buozzi, in un palazzo (che attualmente non esiste più all’altezza della Sala Scommesse) all’inizio della strada di fronte all’attuale fioraio. Nel ’57 il presidente Antonio De Michele, “don Michele rò gas”, con il vice Salvatore Ferraiolo, ripartendo dall’ossatura della “V. Mazzola”, formò una bella squadra che nel settore giovanile dettò legge su tutti i campi conseguendo ottimi risultati. Erano i tempi di Antonio Dota, Gianni Paggio, Lello Spezie, Mario Fiscone, Mimmo Gallo e, dulcis in funto, l’elegante, correttissimo e “pozzo” di classe cristallina Angelo Caldura, attuale professore all’Università di Meccanica Agraria di Bari.
Ci fermiamo qui, per adesso, nella speranza di non aver annoiato il lettore proponendoci di riprendere quanto prima da dove abbiamo lasciato.
[FORZA RAGAZZI!]
FORZA RAGAZZI!

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Classifica

classifica alla 30° giornata 30-04-2017
SQUADRA PT
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